(placeholder)

Simona Paladino

IN SOSPESO


>> dal 30|10|2014 al 28|11|2014




sospensióne sf.  l’atto e l’effetto del sospendere in tutti i suoi diversi significati


Sospendere significa elevare un corpo da terra e collocarlo in alto: un semplice gesto che genera una tensione gravitazionale in seguito al sollevamento dal suolo. Una condizione di energia trattenuta che metaforicamente diventa sospensione d’animo: in inglese suspense, una dilatazione temporale che genera una circostanza ansiosa, in attesa dello scioglimento di dubbi e incertezze. Sospensione è anche interruzione temporale, situazione indefinita in cui le cose sono momentaneamente bloccate, in una stasi carica d’aspettative. Seguendo lo slittamento semantico si apre un campo d’indagine pieno di sfumature che dilatano lo spazio percettivo in uno spazio metaforico denso di significati.

La mostra che Simona Paladino allestisce negli spazi della galleria NOPX si intesse di una razionalità ‘grammaticale’ volta ad orientarsi entro questa distesa di contenuti e si risolve con installazioni fatte di cose lasciate in sospeso.


Dallo schermo di in un piccolo monitor da videosorveglianza si vede una mosca che si aggira come se fosse intrappolata accidentalmente al suo interno. L’attesa che succeda qualcosa viene disillusa dal continuo affacciarsi dell’insetto dai lati dello schermo, in un circuito che si ripete in loop. L’apparecchio sembra quasi ‘sorvegliare’ se stesso, mostrando uno spazio quasi vuoto, quasi morto. Si produce una situazione galleggiante, in cui il tempo si rigenera ininterrottamente, in una condizione esistenziale di autarchia.


Ad una mensola sono agganciate due morse che sostengono alcuni oggetti. Corpi trattenuti in aria, sospesi dal cadere, ma anche trattenuti nell’incertezza, a causa della loro stessa natura. Gli oggetti provengono infatti da luoghi di lavoro come uffici e laboratori: strumenti d’uso, prove tecniche o residui di esercitazioni, forse non finiti, e quindi oggetti in sospeso, che rimandano ad un tempo progettuale ed operativo, in cui le cose sono in corso di svolgimento, aperte a variabili e mutamenti. Le morse stesse convertono la mensola in una sorta di piano di lavoro, in cui però non si vede nessuna traccia di attività manuale. Si tratta di lavoro mentale, in cui l’azione è assente, come se lo spazio vuoto dello scaffale definisse una pausa.


Su una parete alcune linee orizzontali tracciano le altezze degli oggetti che fanno parte dello spazio. I segni stessi sono stati realizzati attraverso l’uso di un elemento che appartiene alla stanza, il cui spostamento nello spazio ha segnato il muro. Contorni e perimetri sono ritracciati a matita, come quando si ricalca un disegno, e le linee interrotte non definiscono una forma chiusa, ma lasciano aperte ipotesi di variazioni e spostamenti.     

Come di consueto, NOPX ha invitato l’artista a realizzare un multiplo in tiratura limitata, firmato e numerato, una nuova opera che entra in dialogo con il resto dei lavori presenti in mostra.